La colazione in Spagna: usi diffusi nelle aree di produzione dell’olivo

Tra i nostri “Viaggi di Gusto” un ricordo indelebile della Colazione con Tostadas, tipica in Spagna.

Attraversiamo piano la Regione di Extramadura, in auto. Entro sera dovremo raggiungere la città di Jaen, per l’evento più atteso dell’anno: ExpolivaSono le otto di mattina. È un freddo mercoledì di gennaio. Intravediamo i primi raggi di sole; promettono che l’abitacolo tra poco comincerà a scaldarsi. La strada per chilometri è fiancheggiata da estensioni di oliveti che sembrano infinite. Alcune squadre di operai sono già arrivate nei campi, a breve saranno tutti operativi. Non c’è un solo ettaro abbandonato, neanche sui pendii più acerbi. Constatazione che dà un senso di meraviglia per chi arriva dall’Italia. Ogni pianta è curata, ogni pianta è percepita con il suo valore.

Abbiamo fame. Ci fermiamo a far rifornimento sia per l’auto che per noi. Al bar oltre al caffè-latte da ordinare, troviamo già sul banco gli ingredienti per preparare la Tostadas. Questa colazione ci è stata servita anche presso l’albergo dove abbiamo alloggiato il giorno prima vicino Murcia di Spagna. Ma l’aria che si respira in questo posto è più autentica. È la normalità.

La tostadas a colazione in Spagna

Sei bottiglie di olio extravergine di oliva sono in fila sul bancone, una accanto all’altra. Sei etichette diverse. Sono alla portata dei clienti che le prendono direttamente, per condire in autonomia la propria Tostadas. Un pane ben lievitato, più largo e più corto della baguette, tagliato in due parti e abbrustolito, tostato appunto. A piacere si aggiunge una manciata di pomodoro maturo tritato. A volte questa “salsa” dolce e profumata ha una texture molto fine, altre volte si trova a dadini. È preparata al momento, fresca, cruda e ci sono i semini. Una goduria. Si completa con un pizzico di sale e con un giro d’olio.

Mentre mi sto godendo questa pausa seduta su uno sgabello, entra nel bar un uomo sulla cinquantina. Si posiziona accanto a me, ordina subito il suo caffè e comincia a maneggiare per prepararsi ben due tostadas. Mi giro verso di lui. Ci scambiamo un sorriso. Ha gli indumenti da lavoro di campagna. Un minuto dopo lo raggiungono cinque operai più giovani, di varie nazionalità, che cominciano a scherzare parlando tra loro. Trascorreranno la giornata a raccogliere olive. Scuotitori in spalla, teli.

Facciamo colazione tutti insieme. Sono sorpresa, quasi incredula. Un produttore di olive ha la possibilità di produrre l’olio da sé. Il suo olio. Ma al bar volentieri si nutre con un ingrediente che porta il nome di un altro produttore. È una routine, è cultura.

In Italia sarebbe lo stesso?

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