Cibo, scuola di vita – Bambini in Cucina

I bambini devono stare in cucina. Uno studio dimostra che le competenze sulla manipolazione e la conoscenza del cibo apprese a scuola aiutano nelle corrette scelte alimentari durante il corso della vita. 

Da analista sensoriale che ha spesso a che fare con bambini mi è capitato più volte di ricevere risposte sorprendenti alla domanda “che profumi senti in questo olio?”. E tra tutti i giochi, laboratori, attività ludico-didattiche, quelle con il cibo sono sempre le più divertenti, le più richieste, le più amate. Inspiegabile?
D’altronde adulti e bambini in questa preferenza non differiscono di tanto. Prova a ricordare.
Quali sono le memorie indelebili dei momenti trascorsi da piccoli con i tuoi nonni? Sicuramente le giornate in cui avete cucinato insieme. Quelle esperienze hanno indirizzato le tue abitudini e scelte alimentari.
Ma a quanto pare l’apprendimento delle abilità culinarie non avviene solo a casa. Ugualmente la scuola può e deve esserne promotrice.

Bambini in cucina

Negli ultimi anni il target infantile e adolescenziale riceve maggiori stimoli sull’argomento cibo. Tra i numerosi cooking show televisivi, la diffusione degli orti sociali e dei mercatini di filiera corta, tra le visite alle masserie didattiche e gli affollatissimi corsi di cucina, pare che chiunque abbia a portata di mano valanghe di informazioni sulla corretta e sana alimentazione.

Come vengono modificate le reali abitudini alimentari dei minori? 

Nei paesi occidentali le abitudini alimentari della popolazione non soddisfano le raccomandazioni nutrizionali nazionali. Secondo NHANES (National Health and Nutrition Examination Survay), negli Stati Uniti, il 32% dei individui di età compresa tra 2 e 19 anni è in sovrappeso e il 17% è obeso. Le cause sono attribuibili all’insufficiente apporto di frutta e verdura nella dieta, all’aumento della frequenza dei pasti fuori casa, alla scarsa capacità di preparazione dei cibi e all’aumento delle dimensioni delle porzioni. La persistenza di forme gravi di obesità e di malattie croniche correlate suggerisce che sono necessari sforzi di prevenzione più efficaci.

Così, a fronte di un generico declino sociale delle abilità culinarie, che è predittivo di cattive abitudini alimentari, ovunque sono stati avviati programmi nazionali di educazione alimentare nelle scuole. La comunità scientifica negli Stati Uniti ha per esempio invitato i sistemi scolastici a introdurre, tra le materie obbligatorie, nozioni di economia domestica, al fine di fornire agli studenti le competenze basilari di pianificazione del pasto e preparazione del cibo. Iniziative analoghe vengono anche promosse in altri paesi. In Islanda le competenze di cucina (culinary skills) vengono insegnate come moduli obbligatori nelle scuole a bambini a partire dai 6 anni di età. Anche il Miur nel 2015 in Italia ha emanato le “linee guida per l’educazione alimentare” da adottare in ambiente scolastico sulla base dei principi promossi dalla Carta di Milano.

Gli interventi educativi si traducono in cambiamenti dietetici positivi?

I programmi scolastici mirati migliorano l’Indice di Massa Corporea dei bambini, il loro peso e le variabili di comportamento psicosociali? Questi quesiti sono alla base di una Ricerca pubblicata di recente sulla rivista Current Developments in Nutrition (*vedi bibliografia), che prende in esame un vasto numero di progetti già compiuti nelle scuole statunitensi, australiane ed europee. La popolazione target esaminata includeva bambini e adolescenti.

Le metodologie applicate comprendevano principalmente lezioni pratiche di cucina combinate con lezioni di educazione nutrizionale, coinvolgimento dei genitori, lezioni di giardinaggio, sessioni di degustazione guidata, visite ai mercati di filiera corta o l’esperienza in un ristorante.

A scuola di cibo

I risultati di questa Ricerca rivelano una relazione positiva tra gli interventi didattici con i bambini nelle scuole e il miglioramento delle abilità in cucina, la maggiore disponibilità a consumare cibi nuovi e l’aumento di assunzione di frutta, verdure, cereali integrali (quindi maggiore apporto di fibre) e pasti autoprodotti. La scuola è quindi un luogo dove i bambini trascorrono una quantità di tempo troppo importante, per evitare di parlare di cibo.

Le sessioni di cucina pratica condivise dai bambini con i compagni in classe sono una potenziale strada di successo, ancora da esplorare e sperimentare in mille modi. Gli interventi multicomponenti abbinano alle prove in cucina una degustazione, o la raccolta degli ortaggi in giardino, o lo shopping al supermercato con il supporto genitoriale. Questa modalità mostra esiti migliori rispetto a interventi focalizzati su un singolo componente (semplice preparazione di ricette). La ricerca inoltre suggerisce che l’esposizione ai gusti nuovi è necessaria per estendere le preferenze di gusto.

Fonti:
Narrative review of culinary interventions with children in schools to promote healthy eating: directions for future research and practice”, Current Developments in Nutrition, Aprile 2018

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